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Prefazione
di Andrea G. Pinketts
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Sono un giovane scrittore “stagionato”.
Nel ’96, quando venni arruolato da “Gioventù
Cannibale”, avevo già 35 anni per cui tecnicamente
non ero giovane come Britney Spears, né di gusti alimentari
unicamente cannibali giacchè sono un onnivoro della vita.
Ma giovani scrittori lo si resta a vita quando ti rifiuti di crescere,
obbedire e combattere per cause in cui non credi.
Forse sei un giovane scrittore quando nessuno, considerando i tuoi
comportamenti abituali, pensa che tu sia “maturo”, a
un passo dal marcire o dal marciare.
Non sono uno scrittore di primo pelo. Sono uno scrittore peloso.
Anche Leonardo Pelo (l’editor del romanzo, nda) non è
di primissimo pelo ma resterà di pelo a vita.
Johnny “99” Cocco, invece, non è un mio cocco.
Ma ha abbastanza pelo sullo stomaco per imbarcarsi sul Titanic editoriale
che è il romanzo di racconti.
In fondo è un “capitano coraggioso” di sé
stesso.
Affronta una ciurma di racconti che gli si ammutina contro. Riesce
a non esserne sopraffatto perché anziché punirli,
ne ascolta le richieste, le urgenze, le denunce di disagio.
Ne accetta il linguaggio contaminato. Finisce per dominarli, diventando
l’estensore partecipe di una sorta di diario di bordo.
Non è uno scrittore in erba. E’ uno scrittore di Erba.
E se quella del vicino è sempre più verde la sua ha
i colori di un arcobaleno da pozzanghera nel “Nord Ovest produttivo”.
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